Perdita dovuta al cambio di valuta nel caso di un versamento rifiutato dalla banca beneficiaria
I clienti dovevano trasferire un importo di circa 40’000 EUR sul loro conto bancario in Portogallo. A questo scopo hanno inserito nell’e-banking della loro banca in Svizzera un ordine di pagamento in EUR da addebitare al loro conto in CHF. Quale conto destinatario, i clienti hanno indicato il conto che la loro banca portoghese teneva presso un’altra banca svizzera per i versamenti in CHF. Quest’ultima ha immediatamente rifiutato il versamento, poiché generalmente non accettava pagamenti di tale entità in EUR sul conto in CHF che la banca portoghese deteneva presso di lei. La banca svizzera dei clienti ha allora nuovamente cambiato in CHF l’importo che era stato convertito in EUR e ha riaccreditato il risultato sul conto dei clienti. Le due operazioni di cambio hanno avuto per conseguenza di ridurre l’importo riaccreditato ai clienti di circa 1’500 CHF rispetto a quello trasferito inizialmente. Quando i clienti se ne sono lamentati, la banca ha rifiutato la loro richiesta e li ha indirizzati direttamente all’Ombudsman. Nell’ambito della procedura di mediazione, la banca ha rinunciato ai ricavi derivanti dalle due operazioni di cambio e ha rimborsato ai clienti 750 CHF.
Nella lettera di risposta ai clienti, la banca ha consigliato loro di risolvere la questione direttamente con la banca destinataria in Portogallo e li ha indirizzati un po’ frettolosamente all’Ombudsman. Quest’ultimo ha chiesto alla banca di spiegargli in modo preciso l’origine della differenza di 1’500 CHF tra l’importo riaccreditato e quello inizialmente trasferito a partire dal conto dei clienti. La banca ha spiegato che si tratta della differenza tra i tassi di vendita e di acquisto dell’EUR contro il CHF. Entrambi i tassi erano assolutamente in linea con il mercato. Considerava perciò non aver commesso alcun errore nel trattare l’ordine di pagamento e che non aveva avuto altra scelta che riconvertire in CHF l’importo che la banca destinataria aveva rifiutato di accreditare e che le aveva ritornato in EUR. Infatti, i clienti non avevano presso di lei alcun conto in EUR. Tuttavia, di fronte all’evidente disavventura dei clienti, la banca si è dichiarata disposta, come gesto di buona volontà, a rinunciare al margine di cui si era prevalsa sui cambi di valuta, ovvero al suo ricavo da tali operazioni. Essa ha quindi rimborsato ai clienti 750 CHF. I clienti avendo accettato l’offerta della banca, come raccomandato dall’Ombudsman, quest’ultimo ha chiuso il caso.